Niner emd
La bici sarà disponibile per tutto il 2013 presso trailbike.

Dopo un mese di assenza per necessità tecniche, sabato torno in possesso della PippyStrive sulla quale il mio meccanico di fiducia Marco di trailbike, aveva fatto diversi lavori. Evidentemente non erano sufficienti perché mi è bastato salirci sopra che ha cominciato ad emettere rumori assordanti per i quali, i miei compagni di pedalata si sono tenuti bel lontani da me. Di conseguenza alla fine della giornata riporto la mia amata all’Emerito a cui chiedo la una biketest, una bici adatta al giro di Rocca Calascio. La scelta è ricaduta sulla Niner rigidissima con ruote da 29’.

Avevo già provato questa bici nel corso di una gara xc a Città della Pieve e, nonostante condizioni le di fango, mi era piaciuta assai. Volevo quindi una conferma in condizioni adatte come quelle del giro di Rocca Calascio. Mai scelta fu più felice.

La chiamo rigidissima perché in un’epoca in cui vanno di gran moda escursioni più o meno generose, la cui tecnologia è quasi pari a quella di una navicella spaziale, appare quantomeno anomalo vedere una bici che monta una forcella con escursione ZERO. In sintesi si tratta di una composizione di alluminio divisa in due blocchi: il corpo principale composto dai due triangoli e, appunto, la forcella in carbonio. Le ruote sono American Classic, coperture Kenda, freni Avid Elixir 1, gruppo Shimano SLX. Partendo proprio da questi componenti ci si rende subito conto che il mezzo non monta certo materiale top di gamma. Eppure ciascun componente svolge egregiamente il proprio lavoro e appare equilibrato su un mezzo di questo tipo. Anche i “modesti” freni Avid Elixir 1, gli entry level della casa, sono efficienti ed affidabili. Unica pecca le pasticche, probabilmente comprate di contrabbando da qualche vietnamita, davvero insopportabili per il rumore causato in fase di pinzata.

Premesso che di tecnologia ciclistica ne capisco davvero poco, posso almeno dire la mia per quanto riguarda l’estetica. Ebbene questa bici è un gran bel vedere sia per quanto riguarda la linea, si per quanto riguarda gli abbinamenti cromatici: un bel verde/nero in perfetto stile Niner.

Veniamo alla prova sul campo. Parto dalla fine e dico che questa bici mi fa venire in mente una spada. Sono ormai anni che ho sposato la logica delle full e, trovarmi su questa bici, ti fa vedere la MTB da un’altra prospettiva: niente più poltrona (o come dicono i miei amici “la tazza del cesso mentre leggi il giornale”), niente più sospensioni che assorbono praticamente tutto, evitando di sentire sollecitazioni agli arti e alla schiena. Qui senti praticamente tutto, anche il sassetto di pochi cm che spunta dal terreno. Di conseguenza braccia e gambe sono chiamate ad un lavoro extra e il culo riceve spinte continue.

L’altro lato della medaglia è una straordinaria capacità di salire in condizioni che francamente mai avrei immaginato con un risparmio di energia pazzesco. Da questo punto di vista sono rimasto davvero sorpreso nel vedere che riuscivo a tenere un gran bel ritmo, nonostante non stessi forzando per niente. Ma la cosa più incredibile è la trazione: il percorso era caratterizzato da frequenti tratti di ghiaia instabile e mi compiacevo nel vedere i miei compagni in grossa difficoltà, con il posteriore che spesso girava a vuoto e li sballottava da tutte le parti, mentre io salivo sempre sciolto. Eppure a guardare lo pneumatico, con tasselli poco marcati, mai avrei potuto immaginare una cosa simile. In quel mare di ghiaia la Niner supera inesorabile ogni ostacolo con relativa facilità basta rispettare due semplici regole: mantenere una pedalata rotonda, fluida, priva di strappi e cercare di mantenere la traiettoria il più dritto possibile (ecco perché mi fa venire in mente la spada).



Pedalare in piedi poi è un piacere perché senti il mezzo che sale deciso senza alcuna dispersione. Sembra quasi di camminare.

Probabilmente qualcuno penserà che in discesa la bici è praticamente ingovernabile. Manco per niente! Ho voluto provarla anche in tratti sconnessi, come l’ultimo tratto di roccia appena sotto la Rocca e non ho mai avuto la sensazione di aver perso il controllo. Chiaro che bisogna sempre stare in campana, non potendo contare sulla capacità di perdonare gli errori di una full, ma comunque è divertente anche in discesa.



Devo ammettere che le sensazioni che mi ha dato questa bici sono ottime e sto pensando seriamente di liberarmi di una fullona per prendermi una pedalabile 29’.

Peraltro, pedalare con un mezzo simile, mi ha fatto riprovare le splendide sensazioni dei giri spensierati e non agonistici. Penso proprio che farò a meno delle gare e mi dedicherò sempre più a questo tipo di MTB.

Per info sulla biketest, contattate Marco di Trailbike.

Beppe


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